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La Famiglia Pavironica

La Famiglia

pavironica1Vediamo meglio ora i componenti delle nostre tre maschere: tre, quello che si dice “numero perfetto”.

Lui, Sandrone, il capofamiglia, il padrone, il “Rezdòr”, arguta e bonaria figura di campagnolo;

Pulonia, sua moglie, donna sottomessa al marito e senza mire femministe, espressione vera della “rezdòra” direttrice della famiglia;

Sgorghiguelo, loro figlio, ragazzo dagli eterni vent’anni che rappresenta i fermenti giovanili sempre attuali: ignorantello ma furbo.

 

Come Vestono

Sandrone e Sgorghiguelo vestono alla foggia dei popolani del 1700.

Giacca di velluto a coste marrone, pantaloni al ginocchio della stessa stoffa, calze a righe trasversali bianche e rosse, gilet a fiori e robusti scarponi da contadino. Completano la divisa una parrucca con capelli grigi piuttosto lunghi, coperti in parte da una specie di cuffia da notte bianca, terminante con un fiocco per Sandrone, e una parrucca rossiccia e berretto marrone con visiera per Sgorghiguelo.

La Pulònia, invece, indossa una cuffia bianca, un vestito alla caviglia di colore scuro, ma tutto disegnato a fiori vivaci; sul davanti un grembiule bianco, ai piedi scarpette di vernice nera con vistose fibbie argentee; una parrucca bianca a boccoli completa la sua divisa.

Così si presentano le tre maschere che da oltre un secolo allietano i modenesi e sono il simbolo del nostro Carnevale.

 

Il Cognome

Col nome di «Pavironica», poi, esse ricordano i lontani tempi in cui la «pavéra», erba palustre, faceva parte della vita dell’allora povero contadino, il quale se ne serviva oltre che per vari usi domestici (impagliare sedie, fare stuoie, ecc.), anche per usi personali, come confezionare cappelli e mantelli che potessero in qualche modo proteggerlo dai rigori del freddo, dall’umidità e dalla pioggia.

Tempi lontani, tempi nei quali la fantasia aiutava a sopravvivere a condizioni e miserie per fortuna scomparse. Tempi nei quali s’è formato il carattere del popolo modenese: uso alle avversità, ad arrangiarsi, a criticare con parlata pacata, lenta e rassegnata, più per costruire che per demolire, pronto ad aiutare gli altri con quello spirito di fratellanza che spinge i derelitti ad unirsi, arguto di quella arguzia che nasce da amare e dolorose esperienze, tradizionalista che diffida del progresso perchè sa che le novità sono sempre apportatrici di nuove sventure, attaccato alla famiglia alla quale crede come ad una necessità indispensabile e insostituibile, cosciente lavoratore e risparmiatore per un futuro sempre insicuro.

Queste le doti dell’antico popolo modenese, in buona parte trasmesse alle nuove generazioni, e queste sono le doti di Sandrone, maschera principale della Famiglia Pavironica che, creato secoli fa, è tuttora vegeto per volere di quel popolo (noi Modenesi) che vede rispecchiato in questa maschera se stesso o quello che vorrebbe essere.